Recensione DOOM (2016)

Recensione DOOM (2016)

Abbiamo ricevuto da un membro della nostra pagina facebook questa sua recensione su DOOM che condividiamo con voi. Ne avevamo già inserita una, ma questa scritta da V.G. è davvero ben fatta e siamo felici di ospitarla sul nostro sito!

Introduzione a DOOM

Era il 10 Dicembre 1993 quando id Software rilasciò Doom. John Carmack e John Romero, reduci da esperienze di porting e, soprattutto, dal successo ottenuto da Wolfenstein 3D e Spear Of Destiny, decisero di riscrivere nuovamente la storia del videogioco con un prodotto che, fino ad allora, poteva solo essere immaginato.

Aspetta aspetta, cosa dici? Quel giochino dove sparavi ad ogni cosa si muovesse? Pieno di mostri dal primo fino all’ultimo livello? Esattamente! Quel videogioco segnò l’inizio della tipologia FPS (First-Person Shooter). Ma, facciamo un piccolo passo indietro, anzi una precisazione: l’ambiente di gioco e il setting di Doom erano una favola. Dico sul serio! Poteva avere diverse interpretazioni: sci-fi, horror, futuristico, per certi versi anche d’avventura. In fondo, tutti volevano sapere fin dove si sarebbe spinto il DoomGuy per annientare l’invasione aliena dalle lune di Marte, Phobos e Deimos.

E ancora, come sarebbe uscito dall’Inferno? E come avrebbe potuto salvare la Terra dall’invasione alieno-demoniaca in Doom 2? Adesso lo possiamo dire: Doom era fantastico anche senza una trama vera e propria, con giusto una manciata di stringhe di testo a fine episodio. Tanto per farvi capire cosa succedeva, oltre a farvi ammazzare centinaia di mostri/zombie/demoni. Per fare un parallelismo: The Elder Scrolls: Arena usciva qualche mese dopo, nel marzo del 1994; “ma è un gioco totalmente diverso, non c’entra niente” direte, giustamente. Ora, onestamente, quanti ci giocano ancora? E chi vi scrive è, non solo appassionato alla serie, ma ci sta scrivendo un bel libro sopra. Ama le trame forti e complicate, le riletture di interi tomi per non perdersi i dettagli della prima lettura. Ma, appena posso, una scappata su Doom la faccio.

Si è vero, conosco i livelli a memoria, gli spawn di tutti i mostri, i segreti ma non importa: il fascino che esercita nei miei confronti (e di un’intera community tutt’oggi più che attiva) è ammaliante, letale, possessivo e nostalgico. Proprio questo concetto, la nostalgia, è il motivo di questa lunga introduzione: Doom è tornato. Poco prima del suo 25° compleanno, viene rilasciato Doom (2016), intenzionalmente un reboot della serie, accolto dalla community con un calore indescrivibile, ma con una piccola differenza: il famoso DoomGuy ora si chiama DoomSlayer. Scopriamo il perché!

Ciò che ogni FAN aspettava da tempo

Ci svegliamo su di una sorta di sarcofago, nudi, incatenati e circondati di zombie. Ad uno ne sfracelliamo il capo, alla nostra destra; dopodiché scendiamo e recuperiamo una pistola, sbarazzandoci dei rimanenti. Poco dopo, un ologramma di una donna ci passa accanto, si avvicina alla tomba circondata da altre persone, che la venerano. Ad un certo punto, la donna esclama “We have to contain this…” e la visione, d’un tratto, scompare. Proviamo a capire dove siamo: girovaghiamo; la porta di fronte a noi si apre, lasciando intravedere una sorta di laboratorio con un’armatura al centro della stanza. Ci avviciniamo e, toccandola, qualcosa di malvagio e oscuro si risveglia in noi: non è definibile come ricordo vago, assimilabile ad un sogno remoto: è qualcosa di reale, ben più vicino di quanto noi possiamo averne memoria. La indossiamo e, per ultimo, puliamo l’elmo, infine portandolo al nostro capo. Siamo pronti!

Questi sono i primi 2 minuti, quasi spaccati, di Doom (2016). Da qui in poi conosciamo l’andazzo tipico, di casa. Con qualche miglioria in più: il DoomSlayer possiede movimenti più veloci, sfrutta a dovere le altezze (già questo fa piacere), SALTA ed effettua le GloryKill: quando un nemico possiede poca vita e inizia a “lampeggiare”, tramite visuale e relativo tasto azione possiamo decidere come porre fine alle sue sofferenze con un’uccisione spettacolare!

E ancora: le armi hanno dei potenziamenti che permettono di avere due tipi di attacchi: li potete trovare, sparsi nei vari livelli, avanzando nella trama e completando delle sfide specifiche. Infine, arriviamo ai nemici: troviamo una tipologia abbastanza varia di zombie (dal singolo Posseduto a interi reparti di personale dell’UAC potenziati rispetto a 23 anni fa, come gli Scienziati, Soldati, Addetti alla sicurezza), accompagnati dagli immancabili Imp, Pinky e Revenant, ai quali la serie ci ha abituato.

Tra i rivisitati troviamo i Baron of Hell e Knight Of Hell: se già vi facevano paura, specialmente nel livello Phobos Anomaly, vi farà piacere sapere che sono stati ulteriormente potenziati! Inoltre, fanno la loro comparsa anche i Cacodemoni, iconici (letteralmente), i Cyber-Mancubus (sempre per il discorso “potenziati”) e le Lost Souls, odiati forse di più dei Cliff Racers di Morrowind. Tranquilli, non si sono dimenticati dei mostri di “taglia grossa”: tornano sia il Cyberdemone che lo SpiderDemone, il quale non faceva una mezza comparsa dal ’94.

D’altronde, dato che id Software ha a cuore la sua Community, ci sono state delle golose aggiunte al Bestiario: Hell Razer, un “cugino” degli Imp, con un’arma al posto del braccio destro ma più “statico”; Hell Guard: un enorme mech-demone controllato da un piccolo parassita ma incredibilmente letale. Menzione speciale per il Summoner, sempre familiare dell’Archvile presente in Doom 2: Hell On Earth: resuscita creature e ne richiama di nuove; qui fa la sua prima comparsa nella serie l’Unwilling: simile al posseduto, non possiede la pelle esterna, ma viene impiegato ottimamente come carne da macello!

Gameplay DOOM per Stadia

Dopo esserci dilungati abbastanza sul gran varietà, parliamo degli aspetti più tecnici: il gameplay è migliorato rispetto a poco più di una generazione fa: divertente a livello base, frenetico nei livelli intermedi e “quasi impossibile” alla difficoltà Incubo.

Ce n’è per tutti i gusti, ma soprattutto per tutti i videogiocatori; infatti, id Software non ha pensato solamente alla solida Community di cui la serie gode, ma ha anche dato sguardi e attenzioni ai futuri giocatori: chi non conosce Doom, per ovvi motivi anagrafici, è portato a godere di un’esperienza abbastanza tranquilla e senza particolare impegno, durante la quale due ore di gioco volano senza neanche accorgersene.

In più, qualora si volesse provare l’ebbrezza di un livello di sfida decisamente superiore alla media, si può sempre “ritornare sui propri passi” aumentando il livello di difficoltà dei livelli precedenti fino alla precedentemente citata difficoltà Incubo; difatti, una volta completata la trama alla suddetta, si sblocca la nuova Ultra-Nightmare, la quale prevede la morte permanente del player: se si muore una sola volta, si dovrà ricominciare il gioco da capo. Il gioco, comunque, presenta diversi elementi platform: spesso vi ritroverete a saltare, sparando verso un Imp o Posseduto, per poi saltargli sulla testa, effettuando una GloryKill. Questo è un nuovo stile di gioco che ben si sposa al “classico” delle vecchie glorie, aumentandone la dinamicità e, perché no, la creatività. Chi vi scrive vi può dare una certezza: non vi annoierete!

Grafica

Continuando il nostro viaggio negli aspetti tecnici (ma non troppo) del gioco, passiamo alla grafica: notevolmente migliorata rispetto al passato (si pensi a Doom 3), presenta delle voci nelle impostazioni abbastanza complesse, ma dal risultato eccezionale: parliamo di API GRAFICA, QUALITÀ DECALCOMANIE E FILTERING, HDR BLOOM, QUALITÀ MOTION BLUR E MODALITÀ RENDERING.

Nella prima, impostando su Vulkan (qualora foste possessori di scheda grafica Nvidia 1080 TI o, meglio ancora, di RTX 2080 TI) le prestazioni migliorano notevolmente. La seconda e la terza, invece, abbinate alle texture di qualità alta, migliorano notevolmente le superfici di terreno, oggetti, armi, nemici e setting generale. Inoltre, la quarta e la quinta voce, rispettivamente impostate su Ultra e Realistica, permettono di godere di una grafica davvero mozzafiato, a livello delle migliori produzioni cinematografiche, aggiungendo anche l’Effetto Sporco per rendere la pellicola più granulare e, dunque, più realistica. Non c’è che dire. Ottimo lavoro id Software!

Considerazioni finali

Doom (2016) risulta un perfetto reboot, mantenendo lo stile tipico della serie e migliorandone gli aspetti che, 23 anni fa, risultavano critici ma trascurabili. Id Software non si accontenta, punta ad un prodotto dalla qualità eccelsa, aggiunge tanta carne al fuoco, ma senza consumarla: rispetta gli alti standard della storica community e risulta gameplay-friendly per i neofiti del genere. Un prodotto davvero da non lasciarsi sfuggire, soprattutto in vista del sequel Doom Eternal, il quale porterà delle aggiunte e migliorie a quanto già applicato sul gioco corrente. Non c’è che dire: ci vediamo nell’Inferno, slayers!

Massimiliano Ferraresi

Massimiliano Ferraresi

Appassionato di videogiochi e tecnologia ho deciso di realizzare questo sito per creare un punto di ritrovo per tutti i giocatori di Stadia, dove poter trovare notizie e recensioni su questa potentissima piattaforma!

Un pensiero su “Recensione DOOM (2016)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa cookie di profilazione anche di terzi. Per maggiori o per gestire il consenso Clicca qui.