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Kaze and the Wild Masks | Recensione Stadia

Kaze and the Wild Masks | Recensione Stadia

Viviamo nell’era dei remake, dei reboot, delle riedizioni e dei restauri. A volte sembra quasi ci sia più interesse nel continuare a far vivere le vecchie glorie degli anni passati piuttosto che guardare avanti e pensare a qualcosa di innovativo… e a volte tutto questo ha perfettamente senso…

Il prodotto di PixelHive edito da Soedesco, Kaze and the Wild Masks, è un piacevolissimo richiamo a un’epoca passata, un platform old-school a scorrimento orizzontale dall’aroma 16-bit che ci riporta alla memoria le meccaniche dei grandi classici (alcuni anche antecedenti l’era dei 16 bit) da Super Mario a Sonic e da Donkey Kong a Crash Bandicoot.

Sia chiaro, Kaze and the Wild Masks di originale non ha davvero nulla, ma una bilanciata miscela di elementi tecnici e gameplay e un comparto audiovisivo d’effetto rendono il titolo appagante e meno scontato di quello che possa sembrare.

Gameplay

Un’introduzione appena accennata ci porta nel modo delle Crystal Islands, cadute nel caos a causa di una maledizione liberata per errore dalla coniglietta Kaze e dal suo amico Hogo, e proprio nei panni della nostra eroina dalle lunghe orecchie ci inoltreremo nei diversi scenari che costituiscono il mondo di gioco per cercare di rimediare alle nostre colpe.

Il gioco permette di scegliere tra due diverse modalità: casual (più facile) e originale (con meno aiuto e consigliata) e come nel più classico dei platform gli input che possiamo dare al nostro personaggio sono davvero pochi e si limitano alla corsa semplice, allo scatto, al salto e alla relativa planata.

Il gameplay cerca di emulare lo stile dei videogiochi a piattaforme anni ’90 in cui siamo costretti a ripetere e perfezionare i nostri movimenti per riuscire ad arrivare all’agognato checkpoint o al portale di fine livello. Tuttavia il gioco, anche in modalità originale, è abbastanza scorrevole e non serve affinare i movimenti come fanatici di Counter Strike che imparano a memoria lo spray dell’arma e siamo ben lontani dalla difficoltà a cui sono abituati i veterani dei veri platform di fine secolo, se la nostra intenzione è solo quella di arrivare il prima possibile in fondo al livello.

Uno sforzo maggiore è invece richiesto se cerchiamo di completare ogni singola ambientazione al 100% e in questo caso dovremmo concentrarci per trovare e raccogliere tutte le gemme, le pietre dorate per comporre la scritta KAZE e i cristalli verdi (due per livello) che trasportano la protagonista all’interno di aree bonus con sfide a tempo da completare. Anche i boss che dovremo affrontare alla fine di ogni mondo alzano giustamente l’asticella a un livello superiore, ma basteranno pochi tentativi per memorizzare i pattern e agire di conseguenza.

Il level design non ci regala nulla di particolarmente originale e ci troveremo ad affrontare nei diversi ambienti (acquatici, ghiacciati, desertici, boschivi…) meccaniche già note e stranote come livelli a sviluppo verticale, terreni scivolosi e spinosi, piattaforme mobili o a scomparsa, boost dei movimenti… insomma chiunque abbia esperienza in questa tipologia di giochi può tranquillamente immaginare il resto…

Ma a spezzare la ripetitività del genere platform ci pensano le maschere, che possiamo raccogliere in determinati livelli e che donano alla protagonista particolari abilità, come il volo o il nuoto, per affrontare le imminenti prove. L’introduzione delle maschere ci porta a dover riconfigurare le meccaniche apprese aggiungendo nuove variabili e nuove sfide grazie alle quali potremo vivere un’esperienza di gioco più dinamica in grado di far fronte, almeno in parte, alla monotonia di questo genere videoludico.

In sostanza, al contrario di quanto possa sembrare analizzando ogni singolo componente, il gameplay di Kaze and the Wild Masks si caratterizza come un amalgama funzionale e ben riuscito di elementi classici che, cucinati e apparecchiati con competenza e con una certa sensibilità, fornisce un’esperienza di gioco davvero piacevole, soddisfacente e in grado di far venire voglia di completare sempre gli obiettivi al 100%.

Comparto tecnico

Il comparto audio-visivo è sicuramente un pezzo forte del titolo. La grafica cartoonesca, i fondali molto ben curati, simpatici sprites, pixel art fresca ed elegante, effetti sonori vintage e sintetizzatori ci trascinano in un mondo di emozioni videoludiche ormai tramontate ma rimaneggiate in chiave moderna senza nulla togliere a quello che un veterano vorrebbe ritrovare in un gioco di questo genere.

Come gira su Stadia

Il gioco sembra essere ottimizzato alla perfezione. Durante la prova non sono stati riscontrati nessun sintomo di latenza e nessuna sbavatura.

La giocabilità con controller è decisamente più apprezzata di quella con tastiera per via della disposizione dei comandi, i quali, anche se davvero limitati in gioco, hanno un assetto più naturale e performante con controller Stadia.

PRO

  • Tributo ai platform anni ’90 molto ben riuscito.
  • Pochi elementi, ma strutturati in modo vincente che invogliano sempre a giocare.
  • Comparto audio-visivo ben realizzato.

CONTRO

  • Non particolarmente sfidante.
  • Nessuna meccanica innovativa.

Conclusioni

Kaze and the Wild Masks è un ottimo titolo per rivivere emozioni di un gioco old school, ma con un comparto tecnico e una fluidità al passo con i tempi. Si fa giocare molto volentieri ed è un buon passatempo senza correre il rischio di farsi saltare le coronarie per l’ennesimo checkpoint mancato all’ultimo.

Sicuramente da provare se siete amanti del genere o in cerca di un passatempo godibile e non impegnativo.

Se invece siete alla ricerca di un titolo molto più strutturato o che vi faccia provare qualcosa di assolutamente nuovo probabilmente non è il gioco che fa a caso vostro.

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